Altiero Spinelli e l’Università di Padova

di Antonio Papisca

Ringrazio il Magnifico Rettore Vincenzo Milanesi e il “Comitato Spinelli” nella persona del suo Segretario generale, Prof. Francesco Gui, per l’occasione che mi offrono di ricostruire, pur se velocemente, un evento che merita di essere letto con la grammatica dei ‘segni dei tempi’, cioè con il discernimento e la disponibilità a cogliere, nella fedeltà a valori universali, le opportunità che la provvidenza nella storia offre per costruire strutture e percorsi di bene.
Il 28 maggio del 1982, in questa prestigiosa Aula Magna, Altiero Spinelli veniva insignito della Laurea honoris causa in Scienze politiche, indirizzo politico–internazionale. La proclamazione avveniva per bocca del Rettore Magnifico, Luciano Merigliano, preceduta dalla lettura del verbale del Consiglio della Facoltà di Scienze politiche del 3 marzo 1982 da me fatta in qualità di Preside in carica della Facoltà. Da quel verbale estraggo e leggo la motivazione:
“La Facoltà, considerato l’imponente e qualificato contributo che Altiero Spinelli ha dato allo studio dei problemi dell’integrazione europea, riconoscendogli la qualità di precursore nella progettazione di un sistema sopranazionale atto a preservare i popoli europei dall’endemico flagello della guerra nonché ad assicurare nuove frontiere alla democrazia e alla partecipazione politica popolare, riconoscendogli altresì il merito di un costante, tenace impegno, nel tradurre, sul terreno dell’azione, quanto egli è andato elaborando con grande originalità sul piano delle idee e dei programmi, delibera a voti unanimi di proporre Altiero Spinelli per la laurea ad honorem in Scienze politiche, indirizzo politico–internazionale”.
Nel breve lasso di tempo dal 3 marzo alla cerimonia del 28 maggio si perfeziona l’iter formale: nella competente sede ministeriale a Roma si procedette con la massima celerità.
In concomitanza con la cerimonia, nei giorni dal 27 al 29 maggio 1982, per iniziativa della Facoltà di Scienze politiche si svolge un Convegno internazionale al quale partecipano personalità insigni del mondo dell’università e della cultura europeista: cito, tra gli altri, Jean Paul Jacqué, Presidente dell’Università Robert Schuman di Strasburgo, poi Direttore del Servizio legale del Consiglio delle Comunità Europee, Gaetano Arfè, Fabrizio Onida, Fausto Pocar, John Pinder, Carlo Secchi, Gian Piero Orsello, Nicola Catalano, Sergio Alessandrini, Andrea Chiti Batelli. Durante il Convegno, si svolgono anche due tavole rotonde, rispettivamente dedicate a “Cultura e unificazione europea” e a “Movimenti pacifisti e unificazione europea”. La prima fu moderata da Luigi Firpo e vi parteciparono Luigi Pedrazzi, Mario Isnenghi, Sergio Pistone e Carlo Ripa di Meana; la seconda fu moderata da Enrico Opocher e vi parteciparono Ernesto Balducci, Danilo Dolci, Silvio Lanaro, Adolfo Battaglia, Lucio Levi, Romano Ledda.
In relazione a questi eventi, si era prospettata la possibilità che alla cerimonia di conferimento della Laurea intervenisse il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Il Preside della Facoltà era in stretto contatto con l’Ambasciatore Cesidio Guazzaroni, Consigliere per gli affari comunitari del Presidente della Repubblica. Conoscevo da anni l’Ambasciatore Guazzaroni, fervente europeista, partecipavo a sue iniziative, tra le altre a quella che si prefiggeva l’ambizioso obiettivo di dar corpo ad una legge elettorale uniforme per l’elezione dei membri del Parlamento europeo. Per una malcapitata avventura che mi mise letteralmente – intendo dire fisicamente – fuori gioco nelle settimane che immediatamente precedevano la data del 28 maggio, la comunicazione con il Quirinale si interruppe bruscamente. Ma egualmente il Presidente Pertini volle essere presente con un vibrante Messaggio indirizzato alla Facoltà di Scienze politiche. Nel Messaggio, dopo aver ricordato “il continuo, eccezionale contributo di idee e di azione al processo di unificazione dell’Europa”, Pertini tiene a sottolineare  che Spinelli “è stato l’iniziatore ed il realizzatore dell’iniziativa che il Parlamento europeo ha deciso di assumere, e che merita l’appoggio di tutte le forze sinceramente europee, per propoprre riforme e modifiche atte ad assicurare l’avvenire delle Comunità Europee”.
Mi si diceva, in quei giorni, che Sandro Pertini intendeva, anche così, esprimere la sua postuma adesione al Manifesto di Ventotene del 1941. Ebbi modo di avere contezza di questi sentimenti dalla viva voce del Presidente quando fui ricevuto al Quirinale prima della presentazione pubblica del volume “La sfida europea”, da me curato insieme con il collega Maurizio Mistri, contenente gli Atti del simposio prima ricordato (Cedam, 1984, pp.500).
Nel “Diario Europeo 1976–1986” di Altiero Spinelli, (a cura di E.Paolini, Il Mulino, 1984) si leggono riferimenti agli eventi di Padova (1982, 4 marzo, p.737; 16 maggio “metto a punto il mio discorso di Padova”, p.761; 27 e 28 maggio, pp.766, 767, 768), tra l’altro si fa cenno ad un episodio di inciviltà, non infrequente peraltro in quegli anni: la Facoltà di Scienze politiche, che avrebbe ospitato il simposio, fu letteralmente imbrattata di scritte farneticanti.
Cito dal “Diario Europeo”, p.768 (“1982, 28 maggio venerdì”: “Ieri a mezzogiorno ho perso il rotolo della laurea. Per fortuna Renata ha pensato di andare a vedere nel ristorante dove siamo stati a mezzogiorno e l’ha ritrovato in un canto del salone (…) Sarei stato in un bell’imbarazzo se l’avessero trovato e mandato a Papisca e al Rettore, i quali avrebbero inevitabilmente pensato che assai poco peso davo alla loro laurea, se la perdevo così facilmente (…) Vale la pena di ricordare qui che gli studenti sono stati numerosi e attenti, ma che fuori dalle aule del convegno non sono mancate manifestazioni dei famosi autonomi di Padova, mediante graffiti vari. Mentre mi consegnavano la laurea nell’Aula Magna, i muri dell’aula nella quale dovrebbe tenersi il convegno nel pomeriggio sono coperti di scritti. Non li vedo, perché la riunione ha luogo altrove e nel frattempo di pittano i muri. Mi dicono che c’erano insulti di ogni genere, e che si poteva leggere anche ‘a noi piacciono gli spinelli’, il che mostra un minimo di umorismo in quei tetri proclamatori di frasi tonitruanti.
All’ingresso dell’Università c’è anche un lungo manifesto scritto a mano, nel quale si denunziano tutti i partecipi all’incontro come cospiratori, decisi a preparare il massacro dei poveri proletari, e assicyrano che mi hanno laureato affinchè io possa essere un buon funzionario di questa opera di distruzione. A cosa si è ridotto il pensiero rivoluzionario”.
I muri, esterni e soprattutto interni, della Facoltà furono disinfestati a tempo di record per diretto intervento del Rettore e in segno di solidarietà con il Preside appena dimesso dall’ospedale. La Conferenza internazionale ebbe pertanto luogo (anche se, come ricorda Spinelli, per la sessione inaugurale si dovette far uso di locali esterni alla Facoltà) e, come prima ricordato, i contributi degli illustri conferenzieri, preceduti dalla Lectio magistralis di Altiero Spinelli, sono contenuti nel citato volume “La sfida europea”.
I rapporti con Altiero Spinelli non si limitarono a quell’evento. Ci fu un seguito importante, tra gli altri, nei primi mesi del 1986, l’anno della morte di Spinelli. Ma prima di proseguire su questo punto, tengo umilmente a dire che il mio incontro con  Spinelli risale a oltre venti anni prima della laurea honoris causa. Come responsabile di una Organizzazione internazionale giovanile (non partitica), partecipavo attivamente alla “Campagna Europea della Gioventù”, consistente in una serie di iniziative miranti a diffondere l’idea dell’unificazione europea negli ambienti giovanili. Appunto in quel contesto conobbi Altiero Spinelli e lo invitai ad una Conferenza internazionale, organizzata a Roma nel 1960 dalla mia “Fédération Internationale de la Jeunesse Catholique” in collaborazione con l’UNESCO che aveva da poco lanciato il ‘Progetto Maggiore Oriente–Occidente’, per il dialogo interculturale fondato su condivisi valori universali. Altiero Spinelli venne a tenere una lezione ai giovani provenienti dai vari continenti sul tema dei valori della costruzione europea. I contatti successivi avvennero soprattutto nell’ambito delle attività dell’Istituto Affari Internazionali, IAI, fondato dallo stesso Spinelli e dotato di giovani, fertili risorse intellettuali, tutte segnate, e naturalmente accomunate, dalla tensione federalista europea: ricordo qui Gianni Bonvicini, Stefano Silvestri, Giacomo Luciani, Riccardo Perissich, quest’ultimo diventato Capo di gabinetto di Spinelli–Commissario Europeo.
Ritorno al 1986. Avevamo concordato una intervista telefonica per il 7 febbraio, nel pomeriggio. Di questo appuntamento c’è traccia nel citato “Diario Europeo 1976–1986”, sotto l’indicazione 1986, 7 febbraio, venerdì’ (p.1300 s). Per oltre un’ora si protrae la conversazione con Altiero Spinelli, il quale risponde alle domande parlando dell’Europa e del ruolo che si aspettava che le università esercitassero per dare ulteriori impulsi al processo di unificazione. Conservo la cassetta con la registrazione di quel lungo colloquio come una preziosa reliquia. Ho curato la trascrizione di quanto Spinelli ci disse con la schiettezza, la lucidità e la determinazione che lo hanno caratterizzato (il testo è nella Rivista “Schema”, n.1, 1986, pp.7–1, riprodotto nel volume a cura di M.Mascia, “L’Università raccoglie la lezione dei Padri dell’Europa”, Padova, Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli, 2007). Il Nostro si diceva profondamente ferito dal fatto che il suo progetto di Costituzione europea, formalmente approvato dal Parlamento Europeo nel 1984, non avesse trovato seguito e l’iniziativa “costituente” fosse stata surrettiziamente assunta dalla Conferenza intergovernativa che avrebbe prodotto l’Atto Unico Europeo.
Il testo del dire di Spinelli inizia con questa tranciante affermazione: “L’Atto Unico Europeo è una grossa sconfitta del Parlamento Europeo e dell’iniziativa che avevamo preso”. Alla domanda “cosa possiamo fare noi universitari per l’Europa”, Spinelli risponde:
“C’è un compito anche per voi universitari. L’Università italiana può ancora fare molto per la causa europea, perché continua in essa un’ampia ed autorevole presenza federalista europea. E questa presenza c’è anche nelle università degli altri paesi europei … Vi consiglio quindi di attivare un piccolo comitato italiano che prenda l’iniziativa di instaurare e coltivare rapporti di collaborazione con le università degli altri paesi. Guardate e andate fuori dall’Italia. Gli umanisti italiani andavano in giro per il mondo, con rischio di farsi bruciare, e alcuni vennero effettivamente bruciati. Adesso non correte più questo rischio, muovetevi dunque, nella convinzione che avete qualcosa da dire agli altri e che volete trovare chi la pensa come voi. Occorre che non si resti isolati. Un’iniziativa che partisse dall’Italia beneficerebbe di un più ricco humus federalista, che è il frutto in parte di una situazione di fondo più favorevole, in parte dell’azione più forte che ha saputo fare, sempre in Italia, in quarant’anni di attività, il Movimento federalista europeo”.

La risposta patavina a questo invito verrà poco dopo, e sarà di tipo strutturale, anche grazie ad una fertile congiuntura creatasi a livello di Comunità Europea. L’idea di Spinelli di gruppi transnazionali di docenti universitari impegnati nella costruzione europea era, sostanzialmente, la stessa che stava maturando nella mente di Jacques Delors e del Segretario Generale della Commissione Europea, Emile Noel, nella forma della cosiddetta “Action Jean Monnet”, per la diffusione e il radicamento dell’insegnamento europeo nelle università. Vengono a Padova Emile Noel e Jacqueline Lastenouse, della Commissione Europea (Direzione generale educazione e cultura), chiedendomi di dar vita in Italia ad una associazione di docenti universitari, in analogia a quanto già esistente in alcuni paesi membri della Comunità, segnatamente in Germania e in Francia. Siamo alla fine degli anni ottanta. Insieme con il Prof.Marco Mascia, e con il coinvolgimento di un ristretto gruppo di illustri colleghi tra i quali Carlo Secchi, Daio Velo e Fausto Pocar, diamo vita all’AUSE, Associazione Universitaria di Studi Europei. L’Associazione, che ha docenti patavini quali presidente e segretario generale (Papisca e Mascia), organizza la sua prima Conferenza nazionale nell’Università di Siena nel 1989. Ne sortirà un volume, da me curato insieme con Valerio Grementieri e pubblicato presso l’Editore Giuffrè, 1989, col titolo “Europa 1992: le sfide per la ricerca e l’università”.
Nel 1990 prende il via il suddetto programma “Action Jean Monnet”, con l’obiettivo di co–finanziare Cattedre Europee Jean Monnet, Corsi Jean Monnet, Moduli Jean Monnet. Il presidente dell’AUSE viene chiamato a far parte del “Conseil Universitaire Européen pour l’Action Jean Monnet”, formato da quattro Rettori, designati dalla Conferenza europea dei Rettori, e da quattro Professori, designati dalla “European Community Studies Association”, federazione delle associazioni nazionali di studi europei, con acronimo ECSA–Europe. Il membro patavino resterà nel “Conseil Universitaire Européen” per dieci anni e sarà anche, per un biennio, presidente di ECSA–Europe e ECSA–World.
In seno all’Università di Padova, per decisione e con il co–finanziamento della Commissione Europea, vengono istituite due Cattedre Europee Jean Monnet, rispettivamente dedicate a “Sistema politico dell’Unione Europea” (Prof.Marco Mascia) e a “Politica commerciale dell’Unione Europea” (Prof.Francisco Leita), e attivati Corsi e Moduli. In virtù del buon funzionamento delle Cattedre Jean Monnet, l’Ateneo viene successivamente dotato di un Centro Europeo d’Eccellenza Jean Monnet e di ulteriori due Cattedre Jean Monnet, rispettivamente in “Storia dell’integrazione europea” (Prof.Antonio Varsori) e in “Globalizzazione e inclusione nell’Unione Europea” (Prof.Léonce Bekemans).
Le ricadute della “lezione Spinelli’ assumono dunque carattere di strutturalità nell’Università di Padova e si riverberano anche – e sempre strutturalmente, come prima accennato – in ambito sia nazionale sia europeo.
In sede nazionale, si sviluppa la rete delle Cattedre, dei Corsi, dei Moduli e dei Centri d’eccellenza Jean Monnet, e si consolida l’attività dell’AUSE.
In questo contesto che, sulla scìa della lezione spinelliana e degli sviluppi della “Action Jean Monnet”, vede appunto Padova come ‘focal point’, accade un altro incontro con la Commissione Europea nello specifico campo dei diritti umani. Occorre qui ricordare che nel nostro Ateneo, per iniziativa della Facoltà di Scienze politiche, nello stesso anno della Laurea honoris causa di Altiero Spinelli veniva istituito il Centro interdipentarimentale sui diritti della persona e dei popoli. L’humus era lo stesso, riassumibile in: valori universali, dignità umana, unificazione europea. Per iniziativa del Centro, nel 1988, nel 40° della Dichiarazione Universale dei diritti umani, veniva istituita con Decretto del Presidente della Repubblica e subito attivata, la Scuola (triennale) di specializzazione in “Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani”. La Commissione Europea era a conoscenza di questo percorso organico, tra i primi al mondo, intrapreso dall’Università di Padova. Alla fine del 1996 viene a Padova la Dr.ssa Daniela Napoli, capo della “Unità diritti umani e democratizzazione” della Commissione Europea, con l’invito a farsi carico di  una iniziativa formativa in materia di diritti umani. La fiducia riposta nell’Ateneo patavino viene ricambiata da noi con l’istituzione del Master europeo in diritti umani e democratizzazione, a partire dall’anno accademico 1997–1998. Padova assume il ruolo di “università coordinatrice” in sede europea. Partiamo con una rete di 10 università europee e poniamo sede a Venezia. Il 23 settembre 2007 è stato inaugurato l’11 Corso di Master Europeo, che coinvolge oggi 41 università europee ed è gestito da una struttura permanente da noi fermamente voluta per essere in più corretto rapporto di scala con l’ordine di grandezza del Corso di Master Europeo: mi riferisco allo “European Inter–University Centre for Human Rights and Democratisation”, EIUC, associazione di università con personalità giuridica. Il Diploma di Master Europeo, per sei anni conferito unilateralmente dall’Università di Padova, è diventato lo “European Joint Degree in Human Rights and Democratisation”: l’Università di Padova ne rimane la capo–fila, quale ‘first enrolment university’.
E’ di tutta evidenza la fertile rendita della iniziale “relazione al valore” europeo, che ha il 1982 come formale data d’inizio. 
E’ quindi naturale, verrebbe da dire “noblesse oblige”, che, allorquando si trattò di dare attuazione alla riforma universitaria, la Facoltà di Scienze politiche di Padova deliberasse, su proposta di docenti attivi nel quadro della “Action Jean Monnet”, di istituire e attivare corsi di laurea specificamente dedicati al tema dell’integrazione europea. Non ci sarebbero pertanto, oggi, il Corso di laurea triennale in “Politica e integrazione europea” e il Corso di laurea magistrale in “Politiche dell’Unione Europea” se non ci fosse stata la fertile seminagione di quanto ho velocemente riassunto. Va inoltre ricordato che nel 2006 la Commissione Europea ha affidato al Centro diritti umani e al Centro d’eccellenza Jean Monnet dell’Università di Padova la realizzazione di un progetto maggiore europeo di ricerca su “Dialogo interculturale per una nuova (plurale, democratica) cittadinanza”, coinvolgente docenti di università europee e di altri continenti. La ricerca si è conclusa nel 2007 con la pubblicazione del volume “Intercultural dialogue and citizenship. Translating values into actions. A common project for Europeans and their partners” (Marsilio, Venezia, 2007).
Soprattutto, mi sia consentito di sottolineare che tutto ciò non ci sarebbe se non ci fosse stata la passione europeista. La ‘relazione al valore’ è una componente essenziale di qualsiasi valida intrapresa. Quanto fin qui realizzato nell’Unione Europea – laboratorio di pace positiva e di raffinata, nuova, capace governance – è di per sé “valore”, patrimonio comune, non soltanto degli europei, ma del mondo intero, che guarda al processo d’integrazione e alle istituzioni europee come ad un modello.
Il mio fervido auspicio è che gli ulteriori sviluppi dell’insegnamento europeo dentro l’Ateneo patavino rimangano innestati nell’humus che è stato fertilizzato dalla lezione spinelliana, e che quindi, in particolare, l’attuale Centro d’Eccellenza Jean Monnet si arricchisca di ulteriori risorse mantenendo la sua originaria identità, visibilità e credibilità a livello europeo, rimanendo cioè fedele alle radici.
Il centenario della nascita di Altiero Spinelli coincide con altri anniversari che sono particolarmente significativi per l’Università di Padova: il 25° del conferimento a Spinelli della laurea ad honorem, il 25° della istituzione del Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli, il 50° della morte di Concetto Marchesi, Rettore dell’Ateneo patavino negli anni della seconda guerra mondiale. La simbologia che queste coincidenze sprigionano è forte: diritti umani, democrazia, pace, impegno civile e politico, tensione educativa, responsabilità sociale. In questo momento della storia, segnato dalla globalizzazione delle opportunità positive e, allo stesso tempo, dalla globalizzazione dell’insicurezza, delle guerre facili, del precariato, è importante raccogliere, e non può non scuoterci, la consonanza di pensiero e di profezia riscontrabile nel Rettore Marchesi e nel Dottore honoris causa Altiero Spinelli. Dicevo all’inizio: cogliere i segni dei tempi che si presentano anche nella forma arcana del mysterium coniunctionis. Nell’inaugurare l’anno accademico 1943–1944, “in un’ora di prolungato travaglio”, Concetto Marchesi ammoniva:
“L’Università è sicuramente la più alta palestra intellettuale della gioventù: dove sorgono lenti o impetuosi i problemi dello spirito, dove gli animi sono più intenti a conoscere o a riconoscere quelle che resteranno forse le verità fondamentali dell’esistenza individuale. E noi maestri abbiamo il dovere di rivelarci interi, senza clausure né reticenze, a questi giovani che a noi chiedono non solo quali siano i fini e i procedimenti delle particolari scienze, ma che cosa si agita in questo pure ampio e infinito e misterioso cammino della stopria umana. … In queste ore di angoscia, tra le rovine di una guerra implacata…in nessuno di noi manchi, o giovani, lo spirito della salvazione; quando questo ci sia, tutto risorgerà, quello che fu malamente distrutto, tutto si compirà, quello che fu giustamente sperato”.
Due anni prima, nel “Manifesto di Ventotene” c’è la stessa pervicace speranza, articolata in un disegno strategico di superamento delle sovranità statuali–nazionali–confinarie–bellicose da perseguirsi mediante l’unificazione europea. Nel 1982, a conclusione della sua lectio magistralis in questa stessa Aula Magna, Altiero Spinelli ammoniva, profeticamente:
“A quasi quarant’anni dal crollo della vecchia Europa la scelta definitiva non è ancora compiuta … Può darsi che gli imperi siano un fenomeno transeunte, che il cammino federale risulti impervio, e che per noi valga la mefistofelica maledizione “guai a te poiché sei un nipote”… Può darsi che la cotraddizione fra la dimensione dei problemi e quella degli strumenti nazionali di azione imponga, sì, un’unità superiore, ma che la capacità di costruzione politica degli europei sia talmente fiacca che solo vigorosi dominii imperiali possano realizzarla. Oscillando fra rivolte o scantonamenti impotenti ed assimilazioni umilianti la storia dell’Europa come centro di civiltà autonomo si avvierebbe a spegnersi. Ma può anche accadere che gli europei siano infine capaci di portare a termine la lunga marcia sul cammino più arduo, perché fondato non sulla pigra ripetizione del passato né sulla altrettanto pigra accettazione del dominio del più forte, ma sulla volontà di rispondere in modo ragionevole e fiero alle sfide dinnanzi alle quali siamo posti, per dare in comune e nella libertà uno slancio creativo nuovo a quel che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità non per conservarlo imbalsamato ma per farlo fruttificare. Fin qui, si può meditare e descrivere. Oltre questo punto l’azione, sempre per sua natura avventurosa e rischiosa, prende il posto della meditazione”.

Il duplice consonante monito di Concetto Marchesi e di Altiero Spinelli – mysterium coniunctionis – mantiene intatta la sua attualità.